Caffè e arte, un legame stretto che affonda le radici nella storia

nighthawks

Nighthawks, Edward Hopper (1942)

Ritrovare riferimenti al caffè in opere d’arte non è qualcosa di raro, anzi. Sono diversi i pittori che nel tempo hanno inserito all’interno dei loro quadri riferimenti espliciti alla amata bevanda nera.

In molte di queste opere vengono colte delle sfumature interessanti e che rendono onore al caffè, come è giusto che sia visto il ruolo che ha nell’ambito delle attività umane di ogni tempo e periodo storico.

Il fenomeno della presenza del caffè nelle opere d’arte è qualcosa che merita sicuramente ulteriore approfondimento, probabilmente ancora non è stato fatto di tutto per fare uscire integralmente il potenziale che esiste. Non è un fatto casuale, infatti, che gli autori Alan Bennet  Weinberg e Bonnie  Bealer, abbiano scritto un libro sul tema: “Caffeina. Storia, cultura e scienza della sostanza più famosa del mondo.”. Si tratta della ricostruzione storica, anche con la presenza nell’arte e non solo, del caffè nel mondo.

Adesso possiamo vedere, seppur sommariamente, quali sono le opere più significative che testimoniano l’importanza del caffè nell’arte e nella quotidianità degli uomini.

Giacomo Balla, uno dei più in vista esponenti del Futurismo, nel 1928 si fa un autoritratto a cui dà il nome di “autocaffè”, oggi conservato al Museo degli Uffizi di Firenze. Balla, in questa opera, dipinge se stesso mentre pregusta o sta per gustare il proprio caffè.

Edward Hopper, invece, nella sua opera “Automat” (1927) raffigura una giovane donna che gusta il proprio caffè immersa fra i pensieri. L’effetto dell’opera è quello di un minimo sollievo e di sostegno che probabilmente la donna ritrova solamente in quel gesto familiare, quanto automatico in quella circostanza fatta di pensieri probabilmente problematici. Anche in un’altra opera di Edward Hopper, forse la più nota, ha comunque un chiaro riferimento al caffè: Nighthawks (I nottambuli) (1942) conservato all’Art Institute of Chicago.

Vincent Van Gogh, con il suo quadro Terrasse du café le soir, Place du Forum, Arles (1888), dipinge con estrema suggestione uno scorcio di vita nella cittadina provenzale di Arles. L’elemento che salta subito in risalto in questa opera è certamente l’accostamento dei colori caldi del locale dove si preparano i caffè, in una notte splendidamente stellata, e i palazzi di fronte: freddi e quasi austeri. In sostanza è come se ci dicesse che un caffè può sempre farci trovare la nostra dimensione “domestica”, in qualsiasi posto del mondo possiamo trovarci e per qualsiasi ragione. Ancora oggi, per chi volesse fare questa esperienza, è possibile gustare un buon caffè al cafè “La Nuit”, inutile dire i riferimenti in vista, all’interno e all’esterno del locale, a Vincent Van Gogh.

Van Gogh, in un altro quadro particolarmente originale, aveva ripreso l’elemento caffè come determinante all’interno di un’opera, con “Natura morta con caffettiera” (1888). La peculiarità di quest’opera sta nell’integrazione fra la classica natura morta con una classica caffettiera. Questo tema fu ripreso successivamente, nel 1911, da Roger de La Fresnaye, con “Natura morta con caffettiera e melone” (1911).

Donna al caffè” (1932), di Antonio Donghi, rappresenta una donna all’interno di un caffè nell’attesa che le venga servito. La donna ha un’aria mista fra quiete e pensieri quotidiani.

Credo che a questo punto sia superfluo sottolineare lo stretto rapporto fra caffè e arte.

(Fonte: Caffè a modo mio)

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